Perché il lavoro fatto bene può salvare il mondo

Che si tratti di preparare un piatto di pasta e patate o di tenere pulito un giardino, secondo Vincenzo Moretti, sociologo delle organizzazioni intervistato da Michele Cignarale per #innovazioneacolazione, il lavoro benfatto ci cambia la vita!

Bastano 20 minuti per preparare una buona pasta con i polipetti, lo stesso tempo per farne una insipida: allora perché sprecare tempo ed ingredienti? La differenza, per Moretti, sta in “come decidi di investire quei 20 minuti!”

Così Primo Levi ricorda il muratore italiano che gli salvò la vita: “ad Auschwitz ho notato spesso un fenomeno curioso: il bisogno del “lavoro ben fatto” è talmente radicato da spingere a far bene anche il lavoro imposto, schiavistico. Il muratore italiano che mi ha salvato la vita, portandomi cibo di nascosto per sei mesi, detestava i tedeschi, il loro cibo, la loro lingua, la loro guerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza ma per dignità professionale” .

“Il lavoro è un dovere nei confronti di noi stessi, ci riempie di dignità! Se facciamo bene quello che dobbiamo fare rispettiamo noi stessi. Chi mette amore nelle cose che fa, lavora meglio e più concentrato!”

Con ricette appetitose e riferimenti letterari Moretti ci spiega che fare un buon lavoro ci cambia la vita e ci fa anche relazionare meglio agli altri! Per attivare questo cambiamento non ci vogliono atti di eroismo, ma azioni normali:

  • rispettare le cose prodotte da altri e il lavoro altrui,
  • immedesimarsi nei panni di chi ha più problemi,
  • organizzare bene il proprio lavoro,
  • agire nei propri contesti territoriali con l’ambizione però di arrivare nelle grandi città.

“Niente di ciò che fai è decisivo, ma tutto potrà servire!”, dice Moretti parafrasando Italo Calvino che ne La giornata d’uno scrutatore scrisse “nella politica come in tutto il resto della vita, per chi non è un balordo, contano quei due principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire.”

Fare un #lavorobenfatto rende felici!

“Se ci si concentra sull’idea di fare le cose al meglio, senza pensare ad altro, si è più produttivi e migliorano anche le relazioni sul lavoro, tra colleghi.”

Un ultimo suggerimento per fare un lavoro ben fatto viene dal Giappone, dove Moretti è stato ospite di un centro di ricerca per migliorarne l’organizzazione.

“I giapponesi sono molto competitivi, ma sanno anche che se non collaborano con i loro competitor, non arrivano da nessuna parte! La competizione è una cosa seria, non deve essere un confronto stressante, ma una condivisione! Collaborare e competere sono due parole inclusive: in entrambe la radice cum invita a mettere insieme le idee.”

Così dai giapponesi e dal mondo della ristorazione abbiamo tanto da imparare: infatti se prepari una buona cena a un cliente nuovo ne guadagni tre, ma se gliene prepari una cattiva perdi sette clienti, tempo ed ingredienti!

Così, in tutti gli ambiti lavorativi, le cose funzionano se ben fatte, ed oltre alla competenza e alla passione, serve condividere le idee per andare avanti!

Qui l’intervista integrale a Vincenzo Moretti per #innovazioneacolazione

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